sabato 9 giugno 2012

Tuscanomics


Si può essere belli e amati e avere, comunque, necessità di restyling per diventare più "moderni" e attraenti. La legge di natura vale anche per l'economia, e calza a pennello alla Toscana, una delle poche regioni al mondo ad avere un nome internazionalmente conosciuto e apprezzato, grazie soprattutto a cultura, arte, paesaggio, buon cibo.
La competizione mondiale, fatta sinora di investimenti da localizzare nelle aree più efficienti e clienti da soddisfare con servizi ad alto valore aggiunto potrebbe cambiare, e la Toscana, partendo dai suoi valori i e con l'aiuto di consulenti di fama mondiale, si candida a diventare un modello di attrattività e sviluppo sostenibile.
«Puntando su un sistema di vita e di lavoro che la Regione ha da sempre, e che va solo migliorato, recuperando valori che sono stati dimenticati come la bellezza», dice Simon Anliolt, il "sistema di vita" toscano può diventare un nuovo modello economico per gestire le società, al riparo dai difetti del capitalismo e votato alla sostenibilità, un modello che non a caso Anholt ha battezzato Tuscanomics.
«Per più di un anno ho studiato il passato e il presente della Toscana - racconta Anholt - e ho visto un sistema di vita sociale, commerciale, industriale, che è unico e antico. La Toscana è una regione magnetica, che è sempre riuscita ad attrarre gente, talento, soldi, idee, commercio, e questo è accaduto per il ruolo che ha giocato la bellezza estetica, ruolo che oggi si è un po' dimenticato».
Da qui il primo degli interventi. La regione può realizzare le promesse della «green economy», cominciando dal risparmio energetico che per Anholt passa dal recupero della bellezza della vita, «Occorre trattare la bellezza come qualcosa di hard e non di soft - spiega - perché se non c'è la bellezza è difficile che la gente ami il posto dove vive. Solo se si vive in un posto bello, la vita è tollerabile anche se il benessere diminuisce».
Il modello Tuscanomics contempla anche il recupero del rapporto di amore e fiducia tra i cittadini e le città che esisteva nel Rinascimento.
Il terzo principio di base è lo stop alla distinzione tra toscani e non-toscani, cioè tra chi è nato e vissuto nella regione e chi la frequenta solo per lavoro o per turismo. «Occorre creare una nuova generazione di cittadini globalizzati - dice Anholt - in grado di capire le differenze culturali… ».
La Toscana parte da una posizione avanzata in questo processo di "re-setting" delle relazioni tra luoghi e popolazioni («possiamo dire che ha già 39,5 punti su 100», dice Anholt), soprattutto per la credibilità che ha conquistato: « È l'unica regione al mondo, insieme alla California, che è conosciuta internazionalmente - ammette l'esperto inglese - ed è per questo che, se riuscirà a definire il modello Tuscanomics e a escogitare una soluzione per vivere meglio e far funzionare meglio la società, avrà la credibilità per proporsi al mondo e farsi ascoltare». L'idea della Regione Toscana è chiamare a contribuire alla definizione di Tuscanomics un manipolo di "saggi" internazionali, per dar vita a un laboratorio: Amartya Sen è stato il primo, altri lo seguiranno a quello che Anholt chiama il "tavolo del principe".
«Gli obiettivi sono tre - spiega Stefano Giovannelli, direttore di Toscana Promozione - migliorare l'immagine esterna della Regione, per renderla più appetibile ai turisti, ai compratori e agli investitori; riposizionare inostri asset economici, che oggi spesso sono visti in funzione decorativa, come nel caso del paesaggio di vigneti e oliveti, e che invece devono diventare anche utili; coinvolgere cittadini e imprenditori con una partecipazione allargata ».
La sfida è ambiziosa, ma la Toscana vuole lanciare un modello economico efficiente legato al territorio, alla qualità, al buon vivere, per contrastare la competizione basata solo sul prezzo.

IlSole24ore - 19/05/2012 - Silvia Pieraccini