· Eric Hobsbawm
(il più grande storico della nostra epoca, nato ad Alessandria d’Egitto 95 anni
fa, è stato affascinato dal PCI e ha scritto un libro intervista con Giorgio
Napolitano): “A partire da Marx sappiamo che il capitalismo opera attraverso
crisi e ristrutturazioni. La crisi in corso è differente dalle altre perché è
legata a uno spostamento del centro di gravità del pianeta: dai vecchi paesi
capitalisti ai paesi emergenti. Altra differenza: fuori dall’Occidente
l’economia continua a crescere nonostante la gravità della crisi, mentre nei
paesi del vecchio capitalismo la sfida è mantenere i livelli di benessere
esistenti.
Sconfitta storica di quello che io chiamo la teologia del libero
mercato, la credenza, davvero religiosa, per cui il mercato appunto si regola
da sé e non ha bisogno di alcun intervento dall’esterno. Rispetto a Marx è
cambiato il modo con cui viene prodotto quello che lui chiamava valore aggiunto
(la parte del lavoro dell’operaio di cui si appropria il padrone): oggi lo
producono non gli operai, ma i consumatori. Quando lei compra un biglietto
aereo online, lei con il suo lavoro gratuito paga per l’automazione del servizio.
E’ quindi lei a creare il plusvalore che fa il profitto dei padroni. Si fanno
soldi senza produrre beni materiali.
Inoltre il vecchio proletariato ha subito
un processo di outsourcing, dagli antichi paesi verso i nuovi. Il vero problema
è l’asimmetria della globalizzazione: certe cose sono globalizzate, altre sono
super globalizzate, altre per nulla. Dobbiamo capire che l’economia non è fine
a se stessa, ma riguarda gli esseri umani, è questo il rimedio. Io sostengo la
necessità di arrivare a una specie di economia mista, tra privato e pubblico.
Guardi la storia. L’Urss ha tentato di eliminare il settore privato ed è stata
una sonora sconfitta. Dall’altro lato il tentativo ultraliberista è pure
miseramente fallito. Lo scopo non può essere la crescita e basta, altrimenti le
disuguaglianze son destinate a aumentare ancora.