Continua con un trend impressionante lo sviluppo in Italia della
multinazionale farmaceutica Eli Lilly, che dal 2006 a oggi ha investito 330
milioni di euro a Sesto Fiorentino, riconvertendo la fabbrica di antibiotici in
polo biotech per le insuline. Non è ancora entrata in funzione la seconda linea
produttiva delle insuline da Dna ricombinante (manca solo il via libera dell’agenzia
Aifa), costata 60 milioni, che già il gruppo americano pensa di costruire una
terza linea, destinata a fare dello stabilimento fiorentino (che esporta il 95%
della produzione) uno dei poli di riferimento mondiali per questo farmaco. Il
consumo internazionale di insulina sta crescendo e Lilly intende consolidare le
quote di mercato. Oggi i dipendenti sono 1.100 e la terza linea porterà nuovi
posti di lavoro.
Lilly ha da poco incassato il ritorno al vertice della classifica
italiana sui luoghi migliori in cui lavorare (il premio Great place to work, in
gran parte frutto delle pagelle dei dipendenti): è risultata al primo posto nel
settore farmaceutico, al sesto nella classifica generale. “Siamo convinti che
la motivazione delle persone rappresenti il primo driver per il successo dell’organizzazione”
dicono a Sesto Fiorentino. Patrik Johnsson, president e ad di Lilly Italia,
ogni mese organizza un incontro con i dipendenti per illustrare risultati e
prospettivi aziendali; e tutti possono porre domande anche attraverso il blog
interno.
Sole 24 Ore